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Per 4 minuti Wall Street è bruciata fra le fiamme delle fake news

“Esplosione al pentagono” per diversi minuti a Wall Street si è pensato al peggio. Una nuova crisi, miliardi bruciati in pochi secondi, il panico. Un account twitter “verificato”, inizialmente identificato come il profilo ufficiale della famosa testata Bloomberg, condivide una foto del pentagono avvolto in una nuvola di fumo nero. In poco tempo migliaia di profili ripostano la notizia. Primo fra tutti quello della testata russa Russia Today, vicina a Vladimir Putin.

 

Bastano pochi attimi e Wall Street ritorna al tragico Settembre 2001. Il Dow Jones perde 85 punti in 4 minuti. Poi arriva la smentita. È una fake news generata da un’intelligenza artificiale. Il pentagono non è sotto attacco, l’America non è sotto attacco, è tutto ok. Nei 5 minuti successivi gli indici di borsa principali tornano alla normalità. Sono momenti di terrore immediatamente seguiti da sollievo. Una montagna russa di emozioni smuove il cuore della finanza mondiale.

In questa vicenda, che probabilmente avrete sentito solamente citata dai giornali nazionali, ci sono due aspetti che meritano maggiore attenzione. Primo fra tutti la rapidità con la quale si sono svolti gli eventi.

L’intera crisi è durata meno di 10 minuti e probabilmente la sua orchestrazione e realizzazione non molti di più. Basta una connessione a internet per far tremare la borsa più famosa del mondo e insieme a lei, milioni di investitori. Siamo oltre il mondo dei romanzi di spionaggio, nei quali erano necessari anni di ricerca, agenti sotto copertura e complotti orchestrati da menti geniali per mettere in allarme un’intera nazione. Adesso, bastano un paio di clic su chatGPT e Midjourney per creare informazioni capaci di ingannare, seppur per breve tempo, Wall Street.

 

La seconda cosa è la totale assenza di governi ed autorità in tutto questo processo. Le AI generative sono per la maggior parte di aziende private, come lo è la maggior parte degli investitori e dei broker di Wall Street, come lo è Twitter il social nel quale è apparsa la fake news (e che in parte a contribuito alla sua diffusione ed apparente affidabilità) come privata è Bloomberg, la testata copiata dal profilo che ha diffuso la notizia. Sebbene possiamo ipotizzare che il coinvolgimento di Russia Today mostri una qualche forma di influenza dei servizi russi, dobbiamo evitare di cadere nell’ennesima teoria del complotto. Quel che è certo è che nessuno di questi attori ha un legame evidente con uno Stato o un’autorità.

Diventa difficile allora immaginare un mondo nel quale le fake news sono combattute dai governi, che non entrano in alcun modo nei processi di produzione, diffusione e smentita di queste tipologie di contenuti. È imperativo che a farlo siano le aziende, principali responsabili e vittime di un fenomeno che si fa sempre più frequente e sempre più complesso da arginare.

 

Il dibattito sulle intelligenze artificiali generative è infuocato da mesi ormai, ma ciò non significa che debbano essere demonizzate. Rappresentano uno strumento destinato a rivoluzionare il nostro futuro lavorativo. Le AI generative sono già qui, e sono qui per restare. Sarà necessario trovare un modo per controllarne l’utilizzo, proteggendo gli interessi di coloro che le utilizzano e coloro che le sfruttano a fini commerciali. Questa responsabilità ricade inevitabilmente sulle aziende che le creano e le alimentano giorno per giorno.

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